W! Pinocchio !


MA CHI LA CONOSCE ?
Cara! Cara! Cara! 
La prossima volta leggi qualcosa di meno conosciuto!
Avevo otto anni e scelsi
 "Pinocchio" 
Forse lei non aveva mai letto 
"Come un romanzo" 
di Daniel Pennac 



Ma qualcuno che conta e venuto a salvarmi e Pinocchio ha letto:
Carla Poesio, studiosa di letteratura per l'infanzia: 
Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi

Era il mio libro di infanzia, ma l’ho scelto anche perché crescendo e invecchiando ho ritrovato tante pagine che corrispondevano alla mia vita.
" Leggevo che ero. L'anteprima della Fiera di Bologna"

Lingua Madre 2012 - Gracy e Rahma - Racconti di vita



VERDE UGUALE A CASA 
VOLEVO ESSERE MISS ITALIA

Due giovanni donne che  raccontano in modo semplice e ironico la loro storia.








GRACY PELACANI nasce il 29 dicembre 1986 a Curitiba, in Brasile, “uno Stato – come lo definisce lei stessa – talmente grande che ci vuole una notte di viaggio per attraversarlo tutto”. Si trasferisce in una piccola città (Montebelluna) in provincia di Treviso, dove vive e spera di potersi dedicare a tempo pieno all’attività che preferisce: lo studio. È dottoranda di ricerca presso la Facoltà di Giurisprudenza di Trento. Il suo raccontoVerde uguale casa ha vinto il Secondo Premio del VII Concorso letterario nazionale Lingua Madre con la seguente motivazione: «Ironico e leggero nella sua profondità, il racconto è privo di retorica e va oltre il solito cliché vittimistico. Il soffermarsi su un dettaglio casalingo, come il verde della tappezzeria, consente di parlare di un tema importante e complesso come l’appartenenza e il filo della memoria in modo lieve e delicato. I ricordi d’infanzia sono particolarmente efficaci, giocati su un tono tenero e umoristico che rivelano una buona consapevolezza e maturità di scrittura».
VERDE UGUALE CASA 
Gracy Pelacani
Brasile
Secondo Premio
Il mio colore preferito è il verde. Qualsiasi cosa, dai calzini di lana che si indossano per non sentire freddo d’inverno al vestito da sposa, per me, dovrebbe essere tutto verde. Mamma dice che è perché le pareti della mia cameretta erano di quel colore. Un verde pastello, delicato, uguale a quello dei vestitini per neonati quando non si sa ancora se sarà maschio o femmina. L’appartamento con la stanza dalle pareti verdi è stato il primo luogo che ho chiamato “casa”. Dopo quello, nessun altro ha saputo replicare quel senso d’assolutezza e assenza di dubbi. Quella era casa, era casa mia, fuori dalla porta stava il mondo, tra quelle quattro stanze noi tre. Comunque fossero andate le cose. Non era pensabile nulla di alternativo, non esisteva altro nei miei pensieri di bambina. Quando mi chiedevano dov’era casa mia, io rispondevo verde.





RAHMA NUR nasce a Mogadiscio, in Somalia, il 14 dicembre 1963. Arriva in Italia nel 1969 in cerca di cure mediche a causa di un serio problema di salute. Qui, infine, si stabilisce e nel 1989 riesce ad acquisire la cittadinanza italiana. Vive e studia a Roma e dal 1993 insegna in una scuola primaria statale. Il suo racconto Volevo essere Miss Italia ha vinto il Premio Speciale Rotary Club Torino Mole Antonelliana del VII Concorso letterario nazionale Lingua Madre con la motivazione: «Un racconto fresco e brioso dai contenuti importanti. L’autrice guarda a se stessa, al suo stato di disabile e al suo lungo processo di integrazione in Italia con una vena frizzante ed ironica che rende il racconto particolarmente efficace e piacevole alla lettura. Le difficoltà e la fatica del percorso trapelano in una riflessione sorridente sul significato di essere e sentirsi italiani, il cui spunto è dato dalla premiazione di Danny Mendez come miss Italia nel 1996. Il senso di appartenenza, di amore e di rispetto verso l’Italia, che emergono da questo racconto, invitano ad una più attenta riflessione sul significato di Patria e sull’impegno che ciascuno deve avere perché questa rimanga una nazione di cui essere orgogliosi».
VOLEVO ESSERE MISS ITALIA
Rahma Nur
Somalia
Premio Speciale Rotary Club Torino Mole Antonelliana
Denny Mendez sorrideva anche se le lacrime di gioia e sorpresa le rigavano il bel viso da adolescente. La sua bella e scura massa di morbidi capelli ricci era in contrasto con quella coroncina di luci brillanti da Miss che cercava di tenere in equilibrio sulla testa, mentre le altre ragazze del concorso la assalivano per congratularsi con lei, invidiose e sorprese anche loro che avesse vinto! Lei, una Miss Nera! Ma mica siamo in America qui, ma cosa sta succedendo mai? Io e mia madre non eravamo così appassionate di concorsi televisivi, men che meno di Miss Italia. Ma quell’anno ci mettemmo davanti alla tv ogni sera, incuriosite da quella ragazza dominicana che cercavamo con lo sguardo durante il programma. Non sapevamo se tifare per lei o no, ma stavamo lì a guardare trepidanti. Poi scoprii che mia madre tifava eccome!



Salone Internazionale del Libro di Torino 2012 - Lingua Madre Uguale a casa

VERDE UGUALE A CASA ,

GRACY PELACANI nasce il 29 dicembre 1986 a Curitiba, in Brasile, “uno Stato – come lo definisce lei stessa – talmente grande che ci vuole una notte di viaggio per attraversarlo tutto”. Si trasferisce in una piccola città (Montebelluna) in provincia di Treviso, dove vive e spera di potersi dedicare a tempo pieno all’attività che preferisce: lo studio. È dottoranda di ricerca presso la Facoltà di Giurisprudenza di Trento. Il suo raccontoVerde uguale casa ha vinto il Secondo Premio del VII Concorso letterario nazionale Lingua Madre con la seguente motivazione: «Ironico e leggero nella sua profondità, il racconto è privo di retorica e va oltre il solito cliché vittimistico. Il soffermarsi su un dettaglio casalingo, come il verde della tappezzeria, consente di parlare di un tema importante e complesso come l’appartenenza e il filo della memoria in modo lieve e delicato. I ricordi d’infanzia sono particolarmente efficaci, giocati su un tono tenero e umoristico che rivelano una buona consapevolezza e maturità di scrittura».


VERDE UGUALE CASA 
Gracy Pelacani
Brasile
Secondo Premio
Il mio colore preferito è il verde. Qualsiasi cosa, dai calzini di lana che si indossano per non sentire freddo d’inverno al vestito da sposa, per me, dovrebbe essere tutto verde. Mamma dice che è perché le pareti della mia cameretta erano di quel colore. Un verde pastello, delicato, uguale a quello dei vestitini per neonati quando non si sa ancora se sarà maschio o femmina. L’appartamento con la stanza dalle pareti verdi è stato il primo luogo che ho chiamato “casa”. Dopo quello, nessun altro ha saputo replicare quel senso d’assolutezza e assenza di dubbi. Quella era casa, era casa mia, fuori dalla porta stava il mondo, tra quelle quattro stanze noi tre. Comunque fossero andate le cose. Non era pensabile nulla di alternativo, non esisteva altro nei miei pensieri di bambina. Quando mi chiedevano dov’era casa mia, io rispondevo verde.

Grazie Degi!
siamo fieri di TE! 
Mamma e Papà
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